Episodio

La sorte del Vasaio

del villaggio di Sassospaccato
gioco di ruolo in remoto immagine di copertina episodio Gli orrori di Ptesport

Introduzione

Narrazione

Continuammo a parlare, avevamo tutti voglia di venire a capo di una decisione ma la situazione non era facile. Spesso, in passato, ci eravamo confrontati con problemi immediati, in cui era semplice capire chi erano i buoni e chi i cattivi, chi fosse il nemico e quale contributo avremmo potuto dare per essere utili. Ma in questo caso tutto sembrava fumoso, vago. Quindi alla fine raggiungemmo il consenso e ci mettemmo all’opera. 

Finn e Grualdo avrebbero cercato informazioni in paese, mentre gli sarebbero tornati dal vasaio per avere maggiori informazioni su Gregor e sulle loro regole per chi, come noi, stava valutando se arruolarsi. Ci salutammo sulla soglia della taverna.

Finn e Grualdo camminavano abbracciati, nel vento gelido, facendo mostra di voler semplicemente passeggiare. Superarono la piazza e iniziarono una perlustrazione del villaggio che si dimostrò, come già la piazza, in condizioni disastrate con case sventrate o incendiate e macerie ovunque. . Fiocchi di neve iniziarono a mescolarsi nelle raffiche di vento, turbinando, e graffiavano i loro volti. La coppietta si aggirò per il villaggio, che però era quasi deserto. Incontrarono poche anime, tutte con l’immancabile fascia gialla dei sostenitori di Delanian. Ogni volta che cercarono di avvicinare qualcuno, si scontrarono con una implacabile diffidenza, i paesani si dileguavano dietro le loro porte e finestre sprangate. Oltrepassato l’angolo di un angusto vicolo riuscirono a intercettare una povera donna, semi-gelata nelle sue vesti estive, che stava cercando di recuperare alcuni sacchi e non era riuscita a sottrarsi alle loro attenzioni. I due cercarono di fare domande generiche. Dai suoi modi, più che dai discorsi, Finn comprese che la donna non parlava volentieri con loro, era evasiva perché terrorizzata all’idea di essere accusata di collaborare con la fazione opposta. Capì anche che nessuno, in paese, era felice della guerra civile, non c’era una vera adesione alla causa di Delanian, e indossavano le fasce gialle perché rimanere neutrali significava essere nemici dei delaniani. Tra le righe Finn colse anche riferimenti a diverse persone uccise o torturate perché sospettate di collaborare con la fazione opposta, a risse e agguati in tutto il regno da parte di bande delle fazioni in lotta contro inermi popolani, come ritorsioni. Una vera spirale di violenza sempre più implacabile che si abbatteva non solo sui soldati ma anche sul popolo.  Ma non appena Grualdo tentò di andare al sodo, chiedendo di Gregor, la donna spalancò gli occhi e con una scusa si infilò dietro un uscio e sprangò la porta.

Proseguirono il giro del villaggio. Il gelo penetrava sempre più insidioso ben sotto le vesti leggere, iniziavano a sentirsi quasi intorpiditi, ma non riuscirono a intercettare altri. Il sole iniziava a tramontare, tutti stavano rintanati in casa. Grualdo e Finn si consolarono pensando che almeno erano riusciti a farsi un’idea più precisa del villaggio, che era piccolo e raccolto tutto intorno alla piazza centrale del mercato. Ritrovarono la strada per la piazza e notarono un individuo che, infagottato in un caldo mantello, stava rientrando nell’edificio a Nord, quello che recava l’insegna Emporio di Dudda. Finn intravide un volto sotto il cappuccio. Era un individuo dalla pelle scura, come il loro compagno Umba. La guizzante ragazza diede uno strattone al suo massiccio compagno per farlo sbrigare, spiegandogli che sicuramente non era nativo della zona e che forse sarebbe stato meno diffidente. Riuscirono a raggiungerlo prima che si infilasse nella porta. L’uomo sembrò felice di vederli e li anticipò, senza dar loro il tempo di parlare, spiegando di essere Dudda, il titolare dell’emporio, di essere appena rientrato da un difficile trasporto di merci, di essere contentissimo di vedere dei nuovi viaggiatori, che avrebbe aperto l’indomani mattina il suo emporio, che non vedeva l’ora che venissero a visitarlo, che a giudicare dai loro volti gelati avevano sicuramente bisogno dei suoi famosi e caldissimi mantelli di pelliccia, che sarebbero stati entusiasti anche del resto della sua merce, che sicuramente avrebbero trovato cose molto interessanti per loro, che era tardi, che aveva fame, che voleva mangiare e dormire, che li aspettava volentieri per il giorno dopo. Finita la tiritera, allentò il finto sorriso dal volto e gli chiuse l’uscio in faccia con malagrazia. Grualdo e Finn si guardarono e ritennero opportuno tornare al caldo della Taverna. In effetti erano davvero congelati, dopo quelle tre ore di giro del paese.

Finn e Grualdo erano appena usciti dalla taverna lasciando gli altri a discutere sul miglior modo di affrontare il vasaio per ottenere informazioni senza farlo diventare diffidente. Decisero che sarebbe stato opportuno far parlare il più possibile Rebecca, per sfruttare la sua naturale dote di risultare simpatica e convincente. Stabilirono l’ordine delle domande, cercando un approccio diretto sul tema Gregor. Si prepararono una versione comune per giustificare il fatto di conoscere quel nome che era in realtà emerso solo dai pensieri reconditi, grazie all’incantesimo di telepatia che Umba aveva con scaltrezza usato per penetrare i misteri del caso. Decisero poi di affrontare il tema spinoso dell’arruolamento, preparandosi domande e interrogativi mirati a comprendere le gerarchie e i loro metodi, e se ci fosse un modo di entrare in contatto con qualche capo in grado di affidargli una missione rilevante. Trascorse così un certo tempo, senza che se ne rendessero conto. Peloter fece notare che il cielo stava diventando cupo, il nevischio che già da un po’ aveva iniziato a cadere era diventato una tormenta, inoltre la luce era diminuita e stava per calare la sera. Questo spronò tutti a darsi una mossa, quindi si avvolsero il meglio possibile nelle loro vesti leggere e si avviarono, affrontando il gelo e le raffiche di neve, verso la bottega del vasaio. 

Attraversarono la piazza verso sud e imboccarono il vicolo che tagliava in due il quartiere dei vasai. Percorsero il lato meridionale del quartiere che si affacciava sui campi coltivati e ormai imbiancati dalla tormenta sempre più insistente. Superarono le molte botteghe, tutte chiuse, fino a raggiungere l’ultimo edificio. E lì videro che un gruppo di una decina di soldati, guidati da Aldawir e altri due suoi sottoposti dall’aspetto più impostato, avevano tratto in catene il vasaio e si stavano accingendo a portarlo da qualche parte. Il vasaio era pesto, molto malconcio, e la sua testa ciondolava mentre due soldati lo tenevano dalle spalle. Un’altro soldato lo trascinava tramite una catena agganciata ai ceppi posti alle caviglie e ai polsi dell’uomo.

Il capitano Aldawir non sembrò molto sorpreso nel vedervi. Con atteggiamento umile e sorridente, si parò innanzi al gruppo dei suoi soldati, seguito dai due caporali, per parlare con i nuovi arrivati.

Aldawir: "Ah! Sono lieto di vedervi qui! Devo proprio ringraziarvi, erano mesi che cercavamo di capire chi fosse il contatto dei ribelli, e grazie a voi oggi siamo riusciti a trovarlo. Purtroppo per ora non è stato loquace, ma credo che un giro nelle prigioni del castello del mio signore Delanian a Campomaggio gli scioglierà un po’ quella lurida bocca impastata di fango." (Narratore)
Aldawir: " Ah, e spero che questo non sarà l’ultimo dei servigi che deciderete di rendere al mio signore. Sicuramente è un ottimo primo servigio, e vi farò arrivare i ringraziamenti del mio signore. Ah, e non temete, non mi permetterei mai di chiedere alle signorie vostre il motivo che vi portava a voler di nuovo avere a che fare con quel lurido bastardo. Sono sicurissimo che era per anticiparci, catturarlo e condurlo da me. Eh, mi spiace avervi anticipato." (Narratore)
Aldawir: "Ah, ma sono lieto di vedervi riposati, sono sicuro che domani prenderete la saggia decisione di arruolarvi nelle nostre forze per proseguire l’opera di pulizia di questi luridi porci. " (Narratore)
Umba Kini: "Nobile Aldawir, mi spiace che tu abbia rovinato la sorpresa che stavamo preparando per te: sarebbe stato un dono perfetto per il nostro Sovrano. Sarebbe stato, inoltre, un messaggio chiaro per sua Maestà, ovvero che non siamo soldati di basso rango, bensì eroi, che vorrebbero servire l'eccellentissimo Re Delian al meglio delle nostre capacità. Ti chiedo, quindi, di riconsiderare la tua offerta circa il grado di semplici soldati...e non è una questione legata al mero compenso..." (Antonio)
Peloter : "Sceriffo Aldawir, quello che cerca di dire con numerose parole il mio compagno e che, a fronte del vasaio, riteniamo che sia più consono per noi servire Re Delian a Campomaggio, e non al freddo in queste luride strade fangose..." (Antonio)
Bon Habibulo: "

Dove siamo? Che posto orrendo è questo? È con porcai ed osti che devo misurarmi? Si contendono il potere due giostrai. Contro qual poppante prendere le armi? Passarli con la spada entrambi? Prenderne gli averi, le avvenenti mogli, sputando in esse il seme dove non germogli? L’intelletto mi trattiene, il sangue canta, la mia bocca tace, l’occhio indaga. Il giorno nuovo ha assassinato l’ieri. Riempitevi la pancia. Io digiuno e prego. Cercate le risposte, sì, ma non in pozze d’acqua. Dove c’è moderazione non v’è spreco.

" (Roberto)
Umba Kini: "... ... ..." (Antonio)
Lo Sparviero: "Sono d'accordo con Bon Habibulo, mio Aldawir. Mio intendo proprio mio. Sono stufo e sono d'accordo con Habibulo. La mia domanda è simile: con quale porco dovrò misurarmi oggi? Sai, credo che il mio amico, qui, non ha voglia di arruolarsi con te... Passarli con la spada entrambi? Forse sì, forse no, Habibulo. Mi scoccia però che tu Aldawir, non ci permetta di fare due chiacchiere con il vasaio. Liberalo, grazie. Vuoi? " (Palmiro)
Aldawir: "(preoccupato, si guarda intorno) Si direbbe che qualcuno qui non voglia accettare l'autorità di DELANIAN, che non si chiama DELIAN, ma DELANIAN. Ma questo non è un mio problema. Forza uomini, adesso basta, portiamo il prigioniero in caserma." (Narratore)

Dopo aver detto queste parole, con una certa fretta che agli occhi penetranti di Umba risultava condita di una vena di paura, Aldawir si gira, dirigendosi dal lato opposto a voi, verso la caserma. Il prigioniero, scortato dai dieci uomini avanti, poi i due caporali, infine Aldawir a chiudere la processione.

In quello stesso momento Grualdo e Finn stavano seduti ad un tavolo della taverna del Bue Muto. Insofferente per il lieve ritardo dei suoi compagni, Grualdo sbuffava, si agitava, si alzava e si risedeva. Finn, serafica e imperturbabile, affilava una lama, affilava una lama, affilava una lama. E alla fine Grualdo non riuscì più a trattenersi. 

Grualdo Abbattipecore: "Finn, andiamo a cercare quei 4 balordi, senza di noi sicuramente non si metteranno in qualche guaio, e non è divertente ! " (Guido )
Grualdo Abbattipecore: "

Questo posto e talmente piccolo, poi non c’e mai nessuno... li troveremo in 2 minuti. Anzi affacciati e vedi se scorgi qualcuno!

" (Guido )

Finn ripose la lama, senza fretta, nel suo fodero. Poi trascinando la punta del piede a ogni passo e con fare volutamente pesante, si avvicinò alla porta, mettendo la faccia fuori, nel gelo, per dare un'occhiata. Nulla. Facendo cenno al suo amato, gli fece capire con uno sguardo che se dovevano uscire di nuovo in quel freddo, allora era meglio farlo immediatamente, prima che cambiasse idea. Lui non se lo fece dire due volte e, benché fossero ancora intirizziti dal freddo, si lanciarono alla ricerca dei compagni, in direzione della bottega del vasaio. Ma presero la strada principale che dalla piazza passava accanto alla caserma per poi svoltare al primo incrocio andando verso sud. E fu a quel punto che si ritrovarono davanti il vasaio, prigioniero e sanguinolento. Due soldati lo stavano trascinando dalle spalle, uno lo teneva per una catena. Altri sette uomini erano immediatamente dietro di loro. Infine una coppia di soldati più piazzati e dietro a tutto il gruppo Aldawir, il comandante. E ancora più dietro videro, tra i turbini di neve spazzata dal vento, i loro amici, con facce che la dicevano lunga.

Gruppo: Umba lancia l'incantesimo CHARME sullo sceriffo. Se il bersaglio supera il TS fa finta di nulla. In caso di mazzate, dardo incantato sul nemico più vicino. Fulmine (riservato allo sceriffo) solo se la traiettoria è libera dai compagni. Peloter si pone a difesa del mago (in caso di scontro), usando le armi da tiro/lancio sui bersagli un piedi più vicini ad Umba. Bon Habibulo si avvicina al Vasaio per rimarginargli le ferite per alleviargli la pena, permettendogli di rispondere alle nostre domande. Finn-Grualdo: Mentre raggiungiamo il corteo di faccia, ovvero mentre vediamo che trascinano il vasaio, Guardo Finn e le dico che aspetterò per vedere quello che succede, e nel caso mi butto sui due che trascinano il vasaio. E quindi di guardarmi le spalle per un attimo mentre sistemo quei due. Subito dopo mi avvicino a Finn e spalla a spalla come sempre raggiungiamo gli altri facendo a fettine le guardie. Rebecca si prepara a combattere. Purtroppo potrà fare poco affidamento sulla magia perché gli incantesimi che ha a disposizione presuppongono un approccio non violento. Pessima scelta, ma d'altra parte nessuno, a parte il Plenipotente, avrebbe potuto immaginare che gli eventi sarebbero precipitati così in fretta. Dopo aver valutato la distanza tra il proprio gruppo e i soldati, decide che in caso di attacco avrebbe tentato di bloccare il maggior numero di nemici con l'incantesimo paralizzante
Narratore: Tiro Salvezza del Capitano Aldawir
Il risultato del dado è 19 ( 1° dado: 19, totale : 19).

Il nostro compagno Umba Kini decise a quel punto di prendere l'iniziativa. Peloter capì al volo e si parò poco avanti al mago, per proteggerlo. Umba iniziò a dare forma e suono ad un potente incantamento diretto contro il capitano, per soggiogarlo e guadagnare il suo totale affetto e amicizia. Aldawir, voltato di spalle, distratto dall'apparizione frontale dei nuovi arrivati, sembrava un bersaglio perfetto. L'incantesimo però non sortì l'effetto sperato, forse perché l'attenzione del capitano fu richiamata da uno dei suoi due caporali il quale aveva compreso che stava accadendo qualcosa di strano e aveva gridato "Che stai facendo, demone nero? Smetti subito di blaterare!" 

Il capitano, allarmato, s'era voltato proprio sul più bello e non sembrò essere stato avvinto dalla magia dell'incantatore. I soldati, parimenti allarmati, interruppero la loro processione lungo la strada votandosi anche loro. 

Bon Habibulo intanto aveva cercato di avvicinarsi al ferito, per alleviare le sue pene, ma il soldato che reggeva la catena si era parato innanzi a lui bloccandogli la strada mentre altri due lo circondavano. Grualdo si mosse d'istinto, affiancando l'amico Bon Habibulo, per non lasciarlo solo e circondato, mentre Finn, rimasta qualche passo indietro osservava Rebecca, che a modo suo si preparava a combattere. La sacerdotessa stava pensando che purtroppo avrebbe potuto fare poco affidamento sulla preghiera perché aveva meditato su un approccio non violento. Diceva a se stessa che era stata forse una pessima scelta, ma d'altra parte nessuno, a parte il Plenipotente, avrebbe potuto immaginare che gli eventi sarebbero precipitati così in fretta. Per questo, dopo aver valutato la distanza tra il proprio gruppo e i soldati, si preparò a pregare il Plenipotente affinché paralizzasse il maggior numero di nemici.

In quel momento, carico di tensione, tutti mossero impercettibilmente le mani, ciascuno verso la propria arma. Il capitano, prima che situazione degenerasse, prese la parola, rivolgendosi al suo caporale.

Aldawir: "Come ti sei permesso, lurido cane, di offendere un forestiero onesto e nobile con la tua bocca putrida? Ti farò frustare, appena torneremo in caserma. E voi, signori miei, perdonate le parole poco accorte di questo stupido scavapatate armato, e lasciate che la giustizia faccia il suo corso. " (Narratore)
Gruppo:

Combattere fino all'ultimo sangue senza pietà per questa gentaglia che opprime il villaggio, senza risparmiare nessuno eccetto uno affinché vada in giro per il regno e riporti la notizia che un gruppo di eroi non si é intimidito di fronte all' oppressore...gli eroi più deboli tenendosi a cauta distanza e usando armi da lancio se disponibili, Grualdo, lo Sparviero e gli altri forti dandoci dentro f2f puntando specialmente aldawir e i suoi tenenti. Umba lancia Fulmine su Aldawir, cercando di beccare quanti più nemici è possibile. Come seconda azione (se/quando può lancia invisibilità). Peloter, se possibile attacca chicchessia alle spalle. Se non fosse possibile, tira frecce/quadrelli su tutto ciò che si muove ed è catalogabile come "nemico".

Narratore: tiro iniziativa di Aldawir e dei suoi uomini
Il risultato del dado è 1 ( 1° dado: 1, totale : 1).
Lo Sparviero:

sorridendo, sfodera la sua spada, la innalza verso il cielo in segno di ringraziamento per l'opportunità di usarla, e si prepara a piombare sul primo che osi avvicinarsi a Rebecca o Umba.

Gruppo: Tiro iniziativa del gruppo
Il risultato del dado è 6 ( 1° dado: 6, totale : 6).
Umba Kini:

Fulmine magico sullo sceriffo Aldawir.

Peloter :

Tira con la balestra sullo sceriffo Aldawir.

Grualdo Abbattipecore:

Attacco la guardia più vicina ( quella che trascina il vasaio) 

Umba Kini: tiro per determinare la potenza del fulmine
Il risultato del dado è 14 ( 1° dado: 5, 2° dado: 3, 3° dado: 1, 4° dado: 1, 5° dado: 4, totale : 14).
Peloter : tiro per colpire con la balestra
Il risultato del dado è 9 ( 1° dado: 9, totale : 9).
Peloter : tiro per eventuali danni da balestra (se tiro per colpire è positivo)
Il risultato del dado è 5 ( 1° dado: 5, totale : 5).
Grualdo Abbattipecore: tiro per colpire guardia del vasiao
Il risultato del dado è 19 ( 1° dado: 19, totale : 19).
Grualdo Abbattipecore: tiro per eventuali danni alla guardia (se tiro per colpire è positivo)
Il risultato del dado è 7 ( 1° dado: 7, totale : 7).
Bon Habibulo:

il mio personaggio si avvicina al vasaio ferito per guarirne le ferite

Aldawir: tiro salvezza aldawir
Il risultato del dado è 2 ( 1° dado: 2, totale : 2).
Narratore: tiro salvezza caporali e soldati
Il risultato del dado è 20 ( 1° dado: 20, totale : 20).
Finn Dolceviso: "finalmente un po' di movimento! " (Diana)
Finn Dolceviso:

Finn sorridendo caccia l'arco e punta e tira sull'altro soldato che manteneva il vasaio, non quello puntato da Grualdo

Rebecca Favellente:

Rebecca prega il Plenipotente per bloccare il maggior numero possibile di nemici in modo da dare un bersaglio più facile al gruppo

Disse finn, quando capì che cosa stava per accadere. Le parole di Aldawir infatti, non bastarono a interrompere la marea di sdegnata indignazione che la vista del vasaio malconcio aveva provocato in noi. E fu così che agimmo, rapidi come serpenti.

Il primo a muoversi fu Lo Sparviero che sguainò la spada, la innalzò al cielo in segno di ringraziamento per l'opportunità di usarla, e si mise in guardia a difesa dei compagni, ben sapendo che si stava finendo a mani in faccia. Peloter intanto con gesto fulmineo sfoderò la balestra, incoccò e sparò un dardo che però si perse all'interno della mischia mentre Finn, estratto l'arco, freddava uno dei soldati squarciandogli la gola. Intanto, la guizzante mente di Umba Kini aveva già elaborato la micidiale risposta atta a lavare l'onta delle parole lanciate contro di lui. Calcolò l'angolo esatto, poi salmodiò un terrificante e arcano canto, accompagnando la voce con gesti roteanti delle mani. Un boato squarciò il silenzio, un bagliore azzurro illuminò tutti i volti. Una terribile folgore prese forma davanti al mago si gonfiò d'energia per un interminabile istante, poi guizzò rombando in direzione di Aldawir. Il capitano fu travolto, fulminato e scagliato a terra due metri più indietro. I suoi due caporali riuscirono a evitare l'impatto diretto lanciandosi a terra ma furono comunque bruciati dall'energia terribile del lampo che, grazie al preciso calcolo del mago, proseguì la sua corsa frenetica imboccando il vicolo in cui erano ammassati i soldati, e rimbalzando più e più volte sulle pareti delle case percorse implacabile tutta la fila di uomini, investendoli uno dopo l'altro, devastando tutti, per infine arrestarsi, ormai all'estremo della sua forza, solo dopo aver morso la sua ultima vittima: il vasaio. 

L'uomo, già martoriato ed in fin di vita, fu scosso dall'energia che percorreva il suo corpo. Sarebbe sicuramente morto. Ma il destino gioca un ruolo importante nella vita. Bon Habibulo infatti, forse trascinato dalla pura forza divina, con scelta inconcepibile per la maggior parte dei comuni mortali, aveva deciso di sfruttare il parapiglia non per colpire, non per uccidere, ma per guarire. Per questo, incurante dei rischi, s'era avvicinato al moribondo e aveva pregato per l'uomo, mentre il lampo, partito dal lato opposto, risaliva il fiume di carne diretto verso di loro. Il sacerdote era riuscito a terminare la sua preghiera giusto un'attimo prima che la coda morente del fulmine frustasse a morte il pover'uomo. Un ultima scintilla elettrica, partita dalla spalla del vasaio, aveva pizzicato la sua mano, ricordandogli che amare vuol dire anche soffrire. E così, solo grazie ad Habibulo e alla sua ispirata scelta mistica, noi evitammo di ammazzare il vasaio. 

L'incredulo volto dell'ultimo soldato rimasto in piedi fu diviso in due dalla spada di Grualdo che, abbattendosi dall'alto, tranciò di netto cranio e collo, arrestandosi allo sterno. Il corpo del soldato crollò al suolo spruzzando sangue, trascinando in basso la spada incastrata. Grualdo mise lo stivale sul petto del cadavere ed estrasse l'arma, poi pulì la lama sulla tunica della sua vittima e la ripose nel fodero. Il capitano e suoi due caporali, unici feriti e sanguinanti superstiti, guardarono la scena, si guardarono fra loro, infine si accasciarono con una espressione di terrore e rassegnazione. Abbandonarono le armi, arrendendosi. 

Una fila di cadaveri riempiva l'angusto spazio del vicolo. I loro volti terribilmente deturpati dalla forza della folgore, le dense volute di fumo che venivano disperse dal gelido vento perdendosi nella tormenta di neve. Negli occhi di Rebecca si formò una lacrima. E non riuscì a non pensare che la scena davanti ai suoi occhi non era quella che il Plenipotente avrebbe voluto. Lei voleva paralizzare i soldati, voleva solo fermarli, aveva pregato per renderli inoffensivi, non voleva quello sterminio e sicuramente neppure il Plenipotente lo voleva. La sua preghiera però era terminata insieme all'orribile lampo che non aveva lasciato in vita nessuno che il suo dio potesse "bloccare". Lacrimava, mentre pensava che forse avrebbe potuto evitare quel martirio di vite, che lei e i suoi amici avrebbero potuto agire con più umanità, con più intelligenza e discrezione, magari liberando il vasaio durante la notte, o corrompendo le guardie o facendolo evadere. Finn e Peloter avrebbero potuto riuscirci. O avrebbero potuto risparmiare le vite dei soldati catturando solo il loro capitano e mettendoli in fuga. Più ci pensava, più capiva che avrebbero potuto trovare tanti altri modi meno cruenti di liberare il pover'uomo. E perciò si sentì in colpa per non aver parlato, per non aver difeso la vita, per essere lei la responsabile di tutto quel sangue versato inutilmente. Ma poi sentì nel suo animo la voce del Plenipotente. Con dolcezza infinita le diceva che no, non era colpa sua, non era stata lei a ucciderli, e d'altro canto che sì, era vero, forse avrebbe potuto evitarlo, e forse era proprio lei quella che poteva fermare i suoi amici prima che fosse troppo tardi, ma che più che piangersi addosso poteva prendere l'occasione per imparare, poteva sfrutare quel dolore per ricordarsi di far meglio in futuro, per dare maggior valore alle sue possibilità, per sforzarsi di immaginare altri modi, altre strade, per essere lei la guida del gruppo in questo senso, per ricondurre tutti, dove possibile, ad evitare di versare sangue inutile di giovani ignoranti manipolati da altri ignoranti manipolati da potenti. E così, rinfrancata dal dolce affetto del suo dio, si asciugò le lacrime che nessuno dei suoi amici aveva visto. 

Grualdo, Finn, Habibulo e il vasaio in catene, sorpassando i cadaveri fumanti nel vicolo, raggiunsero lo spazio aperto al termine del vicolo e fummo tutti insieme. Osservando l'aperta campagna notammo che il buio stava ormai avvolgendo la terra. La tormenta stava rinforzando e le folate di vento spazzavano furiose la neve che andava a imbiancare le nostre vesti mentre il gelo mordeva più tenace. Il vasaio era vivo. E ci guardava incredulo, con gli occhi pieni di gratitudine, ancora incapace di parlare. Aldawir e i suoi due caporali, inginocchiati ai nostri piedi, tacevano, stando a testa china.    

Bon Habibulo: "

Dì, dunque, debole debitore della daltonica Dea dionisiaca. Delittuosi despoti dominano! Decisivi, decimano destini. Definisci degnamente donde declini diritto, donde delinquenza.

" (Roberto)
Fenarra il vasaio: "

O mio inaspettato salvatore, Fenarra non ha capito proprio niente di cosa dici ma sii paziente con me, sono solo un umile vasaio che ti sarà per sempre grato. Sarei sicuramente morto senza di te e i tuoi amici!

" (Narratore)

Il vasaio a quel punto osservò meglio tutta la scena, poi parve cogliere le molte implicazioni di quell'evento. 

Fenarra il vasaio: "

Però non so voi, ma io non vorrei adesso attendere la reazione dei delaniani. Anche se avete sconfitto quel sacco di merda di Aldawir e i suoi uomini, qualche occhio traditore potrebbe vedere questo bello spettacolo. Qualcuno presto avviserà Delanian dell'accaduto e qui sarà l'inferno.

" (Narratore)
Umba Kini: "Non esiste un inferno peggiore di quello che abbiamo in serbo per l'usurpatore ed i suoi servi. Convengo con te, però, che sia il caso di trovare un luogo più discreto dove continuare la nostra discussione." (Antonio)
Peloter : "Aldawir, servo del traditore del proprio sangue, tu parlerai. Soltanto dopo potrai trovare la "pace" nella giustizia che il legittimo sovrano di queste terre deciderà di concederti..." (Antonio)
Gruppo:

Cerchiamo, guidati dal vasaio, un luogo sicuro dove elaborare un piano per passare in sicurezza tra le fila di Miorin

Aldawir: "Legittimo sovrano! - sbottò il capitano - Ma chi? Quel moccioso ribelle di Miorin? Puah! Non sai nulla, uomo nero. E se credi di riuscire a farmi parlare, sei pazzo. Mi arrendo alla vostra forza, ma non intendo tradire il reggente Delanian. " (Narratore)
Fenarra il vasaio: "

Aldawir - ringhò il vasaio - vile assassino, tu sei come il tuo usurpatore omicida, un traditore della famiglia Meditor, una serpe. La parola "reggente" maschera la vostra vera intenzione di farne un re! La tradizione dei Meditor vuole che sia il più giovane a regnare, e voi avete tradito la famiglia Meditor!

" (Narratore)
Aldawir: "Io e Delaninian vili assassini? E Miorin allora - urlò con foga e rabbia crescente - che ha ordinato il massacro degli esuli che volevano attraversare il ponte per unirsi a Delanian? E l'impiccaggione dei trenta al villaggio di Pizzo Riccio? E lo sai che il più giovane dei Meditor era Periol, è lui il legittimo sovrano! E nessuno sa che fine abbia fatto! Voi sporchi Mioriniani - sibilò fra i denti con un risentimento sincero - subito pronti a dire che Periol è morto, mentre Delanian, che è saggio, sta ancora cercando suo fratello! " (Narratore)
Fenarra il vasaio: "HAHA! Ma per favore - rise il vasaio - ma se ha smesso di cercare da mesi! E intanto vuole essere re al posto di Miorin che ne ha il diritto! Ti giuro, anche se sei mio cugino, non avrò pietà di te così come tu non hai avuta per me!" (Narratore)
Aldawir: "Tu lo sai - gridò il capitano - Delanian voleva davvero cercare suo fratello per rimetterlo sul trono ma siete stati voi a impedirlo! Ha dovuto fermarsi per colpa dei vostri continui attacchi. Siete voi che mentre lui organizzava le bande di ricerca vi siete asserragliati nel maniero del Ponte Rosso per organizzare un esercito di traditori!" (Narratore)
Fenarra il vasaio: "Ah, sì. le bande di ricerca. Sarebbero quelle che hanno sterminato i villaggi del sud? Quelle che hanno assassinato i minatori?" (Narratore)
Aldawir: "Non è stato Delanian, non ha dato ordini di sterminio a differenza di Miorin, e tu lo sai Fenarra! Sono stati... " (Narratore)
Fenarra il vasaio: "Smettila - lo interruppe a gran voce il vasaio - sei solo un traditore dei Meditor!" (Narratore)
Aldawir: "

Davvero non capisco se è per convincere questi idioti che ti stanno aiutando o cerchi di convincere perfino te stesso! Siete voi i traditori dei Meditor e della tradizione! Siete voi che non accettate la tradizione della reggenza che spetta al fratello maggiore, siete voi che dite che Periol è morto quando è semplicemente scomparso e nessuno sa dove sia... e se tornasse? Se Delanian riuscisse a trovarlo? Eh? Dove finirebbe la vostra ribellione? Nel sangue, dico io!

" (Narratore)
Fenarra il vasaio: "Non tornerà, sono passati due anni, lo sai bene. Questa è la scusa di Delanian per usurpare il potere come reggente!" (Narratore)
Aldawir: "

Voi avete usurpato il potere dopo un anno di ricerche decidendo di punto in bianco che Periol era morto, per ribellarvi al reggente Delanian!

" (Narratore)
Fenarra il vasaio: "Noi ci siamo difesi dalle sue violenze!" (Narratore)
Aldawir: "Quali violenze? Quelle di cui ci accusavate? All'inizio nessuno sapeva chi potesse essere stato, e posso capire che la vostra accusa verso le bande di Delanian non era facile da negare... Ma poi, hai visto bene, è saltato fuori che il regno era sempre più infestato di orrori e creature mostruose! Lo sai che sono state loro!" (Narratore)
Fenarra il vasaio: "Sciocchezze... Basta adesso. Anzi - disse il vasaio rivolto a noi - visto che avete deciso di arruolarvi nel nostro esercito e che avete già dimostrato il vostro immenso valore, ho l'autorità per affidarvi la vostra prima missione. Dovete legare, bendare, e portare al castello di Miorin questo lurido porco traditore e i suoi scagnozzi e anche tutti i cadaveri. " (Narratore)
Aldawir: "Anche i cadaveri eh? E che ci farete coi corpi? Maiali!" (Narratore)
Fenarra il vasaio: "

Quello che ci fate voi, serpente! Dobbiamo muoverci subito - il vasaio riprese a parlare con noi ignorando Aldawir - con l'oscurità saremo meno visibili. Io verrò con voi per guidarvi. Anche se i cavalli scarseggiano, organizzo due carri per portare tutto a Campomaggio. Anzi, prenderemo quelli di Aldawir. Non sarà semplice, ma siete senz'altro gli unici che possano riuscire in una missione così difficile e sicuramente Miorin vi compenserà con generosità!

" (Narratore)
Aldawir: "Sì, vi farà impiccare! HAAHAHAHAH " (Narratore)
Umba Kini: "(Rivolto al gruppo, sotto voce) Non mi fido di nessuno dei due..." (Antonio)
Bon Habibulo: "(Parlando nuovamente al vasaio) "Periol"... è forse un lassativo? Ascolta, fogna, ma stavolta intendi: non tentarmi a ricacciarti dove solo i vermi staranno ad ascoltarti. Tu e il tuo compare dal riso flatulento siete niente, meno del vento citato in nota a un verso minore del peggior libro mai miniato. Cos’è che nascondete? Mezze parole nutrono cani e mezzani. Qui davanti a te hai giganti. Solleva dalla polvere la lingua torta e rivela quanto sai, se ti preme non tornar per sempre al buio “mai” da cui non c’è ritorno una seconda volta." (Roberto)
Fenarra il vasaio: "Ma ma ma...io pensavo che.. io credevo..." (Narratore)
Aldawir: "Hahahahhaa... Fenarra! Fortunatamente questi distruttori sono troppo intelligenti per cadere nella tua rete..." (Narratore)
Fenarra il vasaio: "Non capisco! Pensavo che voleste unirvi al nostro re Miorin... Non avrete cambiato idea per colpa delle inutili ciance di questo lurido cane? Forse sono stato scortese. Ma non è questo il momento di indugiare, tra poco gli uomini del traditore Delanian ci saranno addosso.." (Narratore)
Aldawir: "No signori, non lasciatevi ingannare da questo infido mangiamerda, ci vorrà almeno un giorno intero, ahimè, prima che qualcuno venga ad aiutarci. E ce lo dico perché preferisco che pensiate bene a quello che farete..." (Narratore)
Fenarra il vasaio: "Taci canaglia! È falso, abbiamo poco tempo.. vi prego, aiutatemi a portare questo traditore da Miorin! Mio signore - dice rivolgendosi a Don Habibulo - non nascondo niente... Quello che so che l'ho già detto. Il regno è in preda alla guerra civile per colpa di questi cani di delaniani e voi potete rendere un gran servigio al legittimo regnante Miorin.." (Narratore)
Aldawir: "No, non è falso, anzi, signori, in qualità di prigioniero sono disposto a rispondere a tutte le domande che vorrete farmi, giuro sincerità, purché non mi chiediate di tradire il mio signore Delanian e di rivelare segreti che non devono finire nelle mani dei nostri avversari. Ma risponderò solo a patto che quel verme traditore non possa interrompermi. Ma vi imploro, non consegnateci nelle mani di quegli assassini... Noi non vi abbiamo fatto niente. Anzi, per dimostrarvi la mia buona fede, se deciderete di interrogarmi in caserma, darò ordine ai miei uomini di non reagire e non tentare trucchi. Altri soldati torneranno presto dalle ronde che ho ordinato, ma non desidero che sia sparso altro sangue, soprattutto perché temo sarà il loro, darò ordine di non toccarvi, lo giuro." (Narratore)
Fenarra il vasaio: "Io non posso credere che sarete così sprovveduti da cascare nel tranello di Aldawir... Vi sconfitto, non dategli ascolto." (Narratore)
Rebecca Favellente: "(Ascolta attentamente lo scambio di battute tra i due uomini. Più informazioni ottengono e più la situazione sembra ingarbugliata " (Martina)
Rebecca Favellente: "(Rivolgendosi ad Aldawir e Fenarra) Come siete arrivati a questo punto? Come potete tollerare questo odio all'interno della vostra stessa famiglia? (Scuote la testa) " (Martina)
Fenarra il vasaio: "Mia signora, è chiaro, la colpa è loro, come vi ho spiegato non hanno accettato il re Miorin, il più giovane, e da quel giorno hanno commesso ogni sorta di delitto e omicidio per giustificare..." (Narratore)
Aldawir: "Smettila - disse il capitano interrompendo le parole del vasaio - Non vuoi capire che non vogliono più ascoltare le tue ciance di parte. Vogliono capire. Ma la storia che ci ha portati a questo punto in cui siamo non è breve... e qui fa freddo, e siamo in pericolo perché al limitare del villaggio... potremmo essere prede di chissà quali orrori che si aggirano nella notte. Vi prego, andiamo altrove.. andiamo alla caserma o dove meglio credete." (Narratore)
Grualdo Abbattipecore: "Prima di spostarci in qualsiasi posto voglio sapere a cosa vi riferite quando nicchiate, cosa vi fa paura al punto da non poter essere pronunciato?" (Guido )
Grualdo Abbattipecore: "Cosa si nasconde dietro le vostre esitazioni? Cosa fa a brandelli le persone ? A cosa vi riferite ? " (Guido )
Grualdo Abbattipecore: "È forse l’origine di questi male ? " (Guido )
Grualdo Abbattipecore: "Di che orrori parli ? " (Guido )
Aldawir: "Parlo di creature terrificanti, crudeli, che divorano, ammazzano, rapiscono... " (Narratore)
Fenarra il vasaio: "Ma smettila, siete voi che commettete ogni genere di omicidio! Non potete credere a questo impostore! Ascoltatemi, vi supplico, seguite il mio consiglio, portiamoli dal mio signore!" (Narratore)
Aldawir: "Noi? Come potremmo? E quale signore ordinerebbe di divorare i contadini nelle loro case durante la notte per spargere i brandelli dei loro copri nella campagna? Quale soldato eseguirebbe questo compito? E perché dovremmo rapire minatori e allevatori per farli sparire? Sai bene che anche qui, nel nostro villaggio, come nei villaggi vicini sono spariti tantissimi delaniani... quindi non ha senso che accusi noi di tutto questo. " (Narratore)
Fenarra il vasaio: "Sono spariti, certo, perché li sospettavate di collaborare con noi! Li avete fatti sparire, o quelle rare volte che abbiamo ritrovato i corpi li avevate massacrati voi!" (Narratore)
Aldawir: "Anche il bestiame? Abbiamo noi incendiato e distrutto case e abbattuto mandrie? Certo, all'inizio, un anno fa, qualcuno poteva sospettare che le prime sparizioni di bestiame o di villici fossero opera di una o l'altra fazione. Confesso, all'inizio anche io lo credevo. Ma poi, giorno dopo giorno le cose sono peggiorate. Potevamo noi smembrare le vacche come bambole di pezza, per puro divertimento? Stai tentando di illudere questi qui, come spettatori del tuo teatrino o sei davvero così stupido da non vedere? Ma no, no, non sei stupido, lo sai che tutto il popolo è a conoscenza degli orrori di Ptesport... sono troppe le voci, sono troppe le testimonianze, per quanto incredibili... E poi cosa ne sai tu? Io ho perso già decine di uomini impegnati a pattugliare per proteggere il villaggio, perché noi facciamo la ronda nei territori circostanti, non ce ne stiamo rintanati nell'ombra come voi altri traditori... e quei pochi tornati da ronde finite nel sangue hanno raccontato cose che si fatica a volergli credere. Giganti verdi e deformi che si sono mangiati i loro compagni o li hanno infilati nei sacchi, come conigli, per portarli chissà dove... o dovrei ricordarti gli spettri o come li vuoi chiamare? Apparizioni diaboliche, terrificanti visioni che hanno fatto impazzire soldati, minatori, allevatori... E i soldati dei villaggi del sud parlano di mostruose lucertole alte due metri, intelligenti, che parlano pure, e che abbattono i soldati come birilli... e sulle montagne, quando ancora qualcuno osava andare alle miniere, qualche minatore dice di aver visto mostruosi tori ricoperti di scaglie di ferro, con occhi e narici fiammeggianti e giura di aver visto i propri compagni trasformati in pietra... E poi dimmi, idiota d'un vasaio, il terrore volante? Lo abbiamo inventato noi? O come potremmo aver convinto la popolazione a mentire? Siamo noi che abbiamo ingannato il popolo quando qualcuno testimonia di aver visto l'immensa ombra calare dalle tebebre per ghermire intere mandrie di pecore? Come potremmo noi essere responsabili di tutto questo? E io non sono così stupido da pensare che siate voi i responsabili, ma non credo che quel marmocchio di Miorin abbia la forza e la capacità di arrestare questa marea di mostruosità che sommerge sempre più il nostro regno. " (Narratore)
Finn Dolceviso: "(sottovoce ai suoi compagni) perché non portiamo tutti alla casa del vasaio e continuiamo questa discussione con calma? " (Diana)
Finn Dolceviso: "io mi sto congelando!" (Diana)
Finn Dolceviso: "Anzi propongo di dividerci! io andrei a comprare provviste e pelli per questo orribile freddo, voi vi occupate di interrogare tutti e decidere se sono tutti falsi bugiardi o se qualcuno vi sembri più onesto o se sono arrivati ad un punto dove non so capisce niente e tanto vale decidere a seconda di chi paga di più!!!i " (Diana)
Grualdo Abbattipecore: "Bè amore mio, in realtà si sta dipanando la matassa di budella lasciate da queste creature, una forza esterna ha soggiogato queste terre mettendo fratello contro fratello, quello che a noi non serve è una guerra a cui prendere parte, ne da un lato ne dall’altro! Rimarrei non schierato, lavorando per entrambe, doppia paga, unica missione! " (Guido )
Grualdo Abbattipecore: "Ottima l’idea di spostarci, anche alla locanda, tanto nessuno alzerà un dito contro di noi. " (Guido )
Grualdo Abbattipecore: "( alzo di nuovo il tono ) Aldawir, Fernassa, la situazione si sta schiarendo, nessuno dei due fratelli ha ordinato le uccisioni dei propri sudditi o del proprio bestiame. Mi spiace dirlo dirlo ma delle orribili creature hanno preso di mira il vostro regno iniziando da questo villaggio. La prima cosa da fare, per voi sudditi, è restare uniti e non dividervi. Al resto con una congrua ricompensa possiamo pensarci noi, avendo un lasciapassare per tutto il regno, lo status di eroi salvatori della patria, mentre cerchiamo di salvarla di Dei in caso di successo. Congrua ovviamente è una quantità di ricchezze che la tua mente non riesce manco ad immaginare. Provaci... no! Troppo poco ! " (Guido )
Grualdo Abbattipecore: "Comunque abbiamo freddo ordina a qualcuno di portarci delle pelli, prima di divenire la mia prima pelle umana. " (Guido )
Grualdo Abbattipecore: "Ho parlato bello amore ? " (Guido )
Aldawir: "

Sono certo, o uomo grande, che ha ragione, nessuno dovrebbe dividersi quando un regno è minacciato, ma vedi... la divisione è iniziata prima che arrivassero gli orrori. Forse la divisione è stato il primo degli orrori di Ptesport. Non posso dirti cosa deciderà il mio signore se gli avanzerete le vostre pretese, ma senza dubbio l'odio fra le nostre fazioni è molto forte in questo momento, non credo basterà un saggio consiglio a placare i venti di guerra....

" (Narratore)
Grualdo Abbattipecore: "Allora proveremo con la tua testa come omaggio alla fazione del vasaio, che ne pensi ? Non mi interessa cosa ci vorrà ma ci dovrai riuscire! " (Guido )
Grualdo Abbattipecore: "E adesso cammina ! Ti si stanno ghiacciando le ferite, questo freddo mi costringerà a staccarti entrambe le braccia per evitare la cancrena... " (Guido )
Aldawir: "Puoi anche strapparmi la pelle per farne pellicce, o uomo grande, ma questo non cambia lo stato dei fatti... Io non sono un nobile, non siedo al consiglio del sire Delanian, il mio peso nelle decisioni di guerra è nullo. Sono un vostro prigioniero e spero nella vostra clemenza." (Narratore)
Fenarra il vasaio: "Non posso credere ai miei occhi e alle mie orecchie. Questo lurido traditore che ha ucciso, stuprato, frustato amici e cugini del villaggio sembra diventato il vostro più caro amico. Attenti a ciò che fate, attenti a non fidarvi di quella serpe. Io però imploro voi di togliermi i ceppi, così che io possa almeno andare a casa dalla mia famiglia che sarà molto molto in ambascia..." (Narratore)
Aldawir: "Che attore! Bugiardo... non hai una famiglia che ti aspetta, Fenarra... " (Narratore)
Finn Dolceviso: "Grualdo certo che hai parlato bene! ma bisogna essere più cauti sai che poi si finisce nei guai e non tutti siamo grandi e grossi come te! " (Diana)
Finn Dolceviso: "alla locanda troppa gente e troppe orecchie, andiamo a casa del vasaio, incontreremo la sua famiglia se il fetente non mente " (Diana)
Finn Dolceviso: "(a Fenarra) menti fetente?" (Diana)
Finn Dolceviso: "dove sta la tua famiglia?" (Diana)
Grualdo Abbattipecore: "A casa del vasaio? Hai da mangiare o fenarra il diarrotico, o preferisci cacasotto che vuole correre a spifferare l’accaduto. I ceppi te li tolgo quando sono sicuro che non tradirai nessuno ! " (Guido )
Fenarra il vasaio: "

Ma certo ma certo, sono felicissimo di ospitarvi a casa mia, ma dubito di poter placare la fame di un così possente stuolo di stomaci, capite,no? Sapete, la guerra, sapete, carestia...

" (Narratore)
Gruppo:

Il gruppo si appresta a ritornare al caldo, a casa di Fenarra , dove rifocillarci, racconteremo agli  altri di aver salvato il vasaio e lo sceriffo da un attacco di serpenti con scaglie d’acciaio, è verosimile che manterranno vivo il racconto , se incontreremo qualcuno per la via che ci chiederà spiegazioni. Una volta al caldo ragioneremo su come procedere verso quella che  riterremo l’unica via possibile. Cercando di far ragionare Fernassa e Waladir verso l’obbiettivo comune, quello di far ritornare il loro regno agli antichi splendori, e di ricoprirci di ricchezze e cibo e nelle armi. La cosa principale è andare via di qua. Tosto. Se non dovessimo riuscire nel Pacifico intento, immagino che lo sceriffo e il vasaio ci seguiranno a mo di lasciapassare. Con l’una e l’altra fazione. 

Prima di entrare a casa del vasaio controllo i dintorni, eventuali uscite od  entrate secondarie, qualcuno potrebbe aver visto ed attenderci rendendoci un imboscata. È casa sua, quindi Fernarra aprirà la porta, ed entrerà per primo con il mio freddo  pugnale appoggiato alla sua schiena. Entrando ripeto daremo una veloce occhiata in giro, ci accomoderemo mentre diamo fondo alla dispensa del ceramista. 

Lì possiamo fare una bella chiacchierata coi nostri prigionieri. Li metteremo in due stanze diverse e li interrogheremo separatamente.  

Tutto questo dopo aver acceso un fuoco qualora non fosse già acceso. 

Chi riesce a percepire  pensieri ed idee, farà la spola tra le due camere affinché riusciamo a carpire quante più e sopratutto vere informazioni, sperando di non dover ricorrere alla magia per parlare coi morti. 

Questa extrema ratio, si verificherà nel momento in cui non riusciamo a cavare un ragno dal buco e dobbiamo cmq prendere una decisione, decisione che può essere procrastinata anche al giorno seguente , permettendoci di riposare a casa del vasaio riposarci e riprovare a fare altre domanda anche il giorno dopo. 

se tutto dovesse andare non secondo i nostri piani ( quanto scritto sopra) cercando di scongiurare una carneficina nel villaggio, ci prenderemo qualche ora al caldo per capire come muoverci. 

Fernarra il vasaio è più fanatico dello sceriffo. va tenuto sotto controllo costante.

dopo essermi rifocillato e rimesso dal freddo, con chi vuole venire con me, non da solo, vado alla caserma a vedere che si dice. passo anche dalla taverna.

Una violenta folata di vento ghiacciato e nevischio interruppe il confronto e ammutolì tutti. Il cielo plumbeo annunciava l'imminente tramonto e l’arrivo dell’oscurità. Finn e Grualdo, già semi-congelati per il freddo del pomeriggio, presero l’iniziativa seguendo l’idea di infilarsi rapidamente nella vicina bottega, nonché casa, del vasaio Fenarra. La casa era distante solo pochi metri dal teatro dello scontro ma Finn e Peloter, con prudenza, muovendosi con circospezione e nel più assoluto silenzio, compirono un’accurata ispezione del perimetro della bottega e dei suoi immediati dintorni. La bottega era nell’angolo a sud-est del quartiere dei vasai. Aveva due piani. Si entrava nell’edificio dal pian terreno tramite una doppia porta nella parete sud. A sud ed ad est affacciava sui campi aperti e ormai quasi coperti di neve.  La parete settentrionale affacciava su una sorta di cortile interno del quartiere, pieno di macerie, calcinacci e cianfrusaglie semi nascoste dalla neve. La parete nord confinava parzialmente con un’altra bottega più piccola, apparentemente deserta. Sul lato orientale invece la casa si affacciava sul vicolo, teatro dello scontro. 

Non sembrava esserci nessuno in giro. I nostri due lesti compagni si affacciarono all’interno per controllare che non vi fosse nessuno anche all’interno. Tutto era silenzioso. Dopo una rapida ispezione del pian terreno salirono le scale e, pochi secondi dopo, tornarono in basso confermando che in casa non c’era nessun altro. Grualdo prese il pugnale, poi prese il vasaio e lo strattonò puntandogli l’arma alla schiena. Lo condusse così alla porta e lo spinse avanti per farlo entrare per primo nella bottega.

Quasi tutto il pian terreno era occupato dal laboratorio e dal magazzino, c’erano pacchi di argilla, colori, pennelli, e ovunque vasi accatastati. Il guerriero salì perciò al primo piano alla ricerca di un ambiente dove poter accendere un fuoco e sistemarsi. Trovò infine un ampio salotto con camino in cui languiva un fuoco morente, sospirò di piacere, infine si accomodò sull’unica poltrona, come fosse a casa sua, mettendo il vasaio a terra, sotto di lui. Fu seguito da Lo sparviero, che aveva preso il capitano per un braccio e lo aveva fatto sedere a terra, lontano dal vasaio, mentre Umba e Bon Habibulo conducevano nel salotto i due caporali sistemandoli vicini al loro capitano. Quando infine fummo tutti dentro, piacevolmente godendo del tepore, Grualdo si alzò lasciando intendere a tutti che nessuno osasse avvicinarsi alla poltrona che aveva conquistato per diritto di forza. Rintuzzò il fuoco buttandoci dentro quattro grossi ciocchi, poi andò a cercare la dispensa del vasaio. Tornò dopo poco, col viso deformato da una profonda delusione. In mano aveva solo due tozzi di pane secco, una piccola forma di formaggio vecchio, una specie di striscia di carne salata tutta rinsecchita e un cestino di fichi secchi. Tenne due fichi in mano, poi gettò il resto sul tavolino al centro della stanza e si sistemò sulla sua poltrona per godersi almeno il fuoco che intanto si stava rianimando.

Finn, felice che il suo amato avesse trovato pace per qualche minuto, andò a fare una più accurata ispezione. Per la gioia di Grualdo tornò dopo qualche minuto con quattro bottiglie di vino, un pentolone, tre sacchetti di legumi e altri ingredienti perfetti per fare un’ottima zuppa. Il Vasaio apparve alquanto infelice mentre preparavamo il tutto - sotto la supervisione di Umba Kini, il nostro cuoco ufficiale - e mettemmo il calderone sul fuoco. 

Mentre il fuoco scaldava le nostre membra intirizzite, decidemmo di divedere i nostri prigionieri per interrogarli senza che si disturbassero l’uno con l’altro e senza che l’uno potesse sapere cosa diceva l’altro. Decidemmo di tenere il capitano e i due caporali nel salotto per controllarne i movimenti, e mettere invece il vasaio nella stanza da letto, legando al letto la catena per assicurarci che non potesse sfuggire. Lo sparviero si offrì di restare a controllarlo a patto che quando fosse pronta la zuppa qualcuno gliene portasse un'abbondante porzione con una bottiglia di vino.  

Eravamo pronti. La zuppa cuoceva gorgogliando allegramente sul fuoco. Dalla finestra del salotto, affacciata sulla campagna, notammo che ormai le tenebre avevano ricoperto la terra. Iniziammo così il nostro interrogatorio.

Grualdo Abbattipecore: "Eccoci aldawir, fuori c’e Un freddo dell’ostia di moradin, stiamo mangiando, inizia pure a raccontarmi come e quando sono iniziati i dissapori tra gli eredi, come era il re, come è morto il re, le amicizie dei tre eredi, le attitudini, e sopratutto dimmi mio caro sceriffo, le circostanze della sparizione del principino." (Guido )
Aldawir: "

Potente signore, quello che chiedi non è semplice, ma cercherò di fare del mio meglio. Vedi, devo raccontare tanti anni di storia della famiglia Meditor, e un piatto di zuppa potrebbe aiutarmi a riflettere meglio su come dare ordine ai tanti fatti che mi chiedi

" (Narratore)
Grualdo Abbattipecore: "

(osservò la pentolaccia nel camino) Umba, posso mangiare ancora un piatto della tua deliziosa e gratuita zuppa?

" (Guido )

Umba osservò l'amico. Aveva capito che Grualdo smaniava di torchiare Aldawir trangugiando zuppa davanti agli occhi affamati del prigioniero. Accennò un sì con disprezzo, poi lasciò il salotto e, seguito da Rebecca, raggiunse la camera da letto. Il vasaio piagnucolava borbottando frasi sulla sorte avversa. Lo Sparviero sembrava molto divertito da quei piagnistei e stuzzicava il pover'uomo ipotizzando amari finali per la sua storia ma, dopo che Umba e Rebecca si furono sistemati nella stanza, si fece da parte. 

Umba Kini: "Bene Fenarra, adesso puoi comodamente convincerci a risparmiare te al posto di Aldawir, ma ti avverto: anche se a me piacciono i racconti lunghi ed elaborati, i miei compagni non sono così pazienti né sono affascinati dall'arte della conversazione. Sii breve ed esauriente ed avrai una possibilità in più!" (Antonio)
Gruppo:

Tutte le domande di Umba a Fenarra si concentrano sul carpire quante più informazioni possibili su Gregor (il tizio scomparso) e sul terzo fratello.

Le domande di Grualdo allo sceriffo riguardano l’inizio delle sparizioni, ed uccisioni! 

Fenarra il vasaio: "Che dire, convincervi dici? Pensavo fosse ovvio...ma le vostre parole di prima mi hanno fatto riflettere, devo pensare... Potrebbe essere... potrebbe essere che davvero... Sono confuso, ma tu fammi qualche domanda precisa e forse riuscirò a cavare qualche cosa da questa testa dura..." (Narratore)
Rebecca Favellente: "(Lancia un'occhiataccia a Umba, quindi si avvicina al letto dove è stato incatenato il vasaio e appoggia una mano sulla spalla dell'uomo ) Fenarra, è importante che tu capisca che noi vogliamo davvero aiutarvi, ma per poterlo fare abbiamo bisogno della vostra collaborazione. " (Martina)
Rebecca Favellente: "Vuoi parlarci della famiglia reale? Prima Che accadesse tutto questo ci sono stati contrasti? Che tipo era il vecchio re? Aveva dei nemici? " (Martina)

Forse furono proprio queste dolci parole della sacerdotessa a sbloccare la mente del vasaio. Osservò la bellissima fanciulla e, con occhi commossi dalle lacrime, iniziò a raccontare come un torrente in piena. Dall’altro lato della casa anche Aldawir sembrava intenzionato a dire la sua. Ma all’inizio l’interrogatorio sembrò gettare ancora più caos e confusione negli eventi. Chi parlava di una cosa, chi di un’altra. I frammenti di decine di eventi si mischiavano senza una forma precisa, delineando solo un guazzabuglio di informazioni sparse.

Fu la brillante idea di Umba a farci svoltare. Propose di adottare il metodo di interrogatorio Kini, che lui definì “semplicemente intelligente”. Avremmo fatto domande simili a entrambi, cercando di restringere il campo delle risposte. Ogni cinque domande ci saremmo riuniti per confrontare le risposte e ricostruire un quadro unitario escludendo le tante illazioni che entrambi aggiungevano ai fatti per poter così infine delineare una storia comprensibile.

La dolcezza con cui Rebecca interrogava il vasaio convinse Umba a lasciarla fare. Aveva notato che l’uomo aveva smesso di tergiversare e forse s’era convinto che quella stupida guerra fratricida era davvero un grande errore che lui, al pari di Aldawir, avevano perpetrato a danno di tutti. La coppietta innamorata era invece molto efficace con un tipo come Aldawir che da un lato rispettava la forza bruta e schietta di Grualdo e si lasciava incastrare dagli intelligenti ragionamenti di Finn. 

Bon Habibulo rimase in silenzio, ascoltava tutto, in un atteggiamento trascendente, come al solito e nessuno capiva se semplicemente si stava facendo i cazzi suoi pensando a tutt’altro ritenendo tutte quelle cose inezie di un granello di polvere nell’infinità dei mondi possibili, come pure spesso accadeva, o era profondamente immerso nella passione per la sofferenza del regno, alla ricerca di intuizioni inafferrabili alla semplice intelligenza.  

Bisogna dire che entrambi i prigionieri, al termine dei nostri lunghi sforzi secondo il metodo Kini, sembrarono esser stati onesti. Ciascuno vedeva le cose a modo suo e secondo quanto aveva vissuto, e inquinava i racconti con i preconcetti di parte inevitabili tra fazioni, ma tutto sommato cercavano di essere sinceri.

E così dopo molto tempo, con tanta fatica, riuscimmo a ricostruire una storia sensata. 

Il regno di Ptesport era stato fondato più di mille anni prima da quello che entrambi i prigionieri definivano come una divinità mitologica, un figlio di uomo entrato nella schiera degli dei. Si chiamava Elmador Meditor, un paladino seguace del divino Elmanel. Elmador era un guerriero, un paladino del bene, potente oltre ogni immaginazione. Aveva devastato orde di mostri da solo, liberando dalle forze malefiche quella remota terra per restituirla all’umanità. Ebbe figli, trasmise la tradizione di far regnare il più giovane e non il primogenito, poi secondo il racconto ascese, trascese, insomma non morì ma scomparve nel cielo in forma di luce. E da quel giorno la sua dinastia aveva regnato senza interruzione, sotto la protezione del divino Elamanel, protettore di Elmador e della sua stirpe. 

Questo era un fatto degno di nota, per noi che venivamo dai civili e progrediti regni dell’Ovest, in cui erano tutti convinti che verso est ci fosse solo barbarie e scarsa civiltà, tribù e poco più di qualche legge non scritta. Nelle nostre civili terre natali da molto era in uso la tradizione della nobiltà ereditaria, ma le famiglie più antiche potevano vantare due o massimo trecento anni di vita, e ci sembrò notevole che uno regno sperduto al confine delle terre selvagge avesse una storia millenaria. Secondo i racconti il regno, la dinastia e la popolazione erano sopravvissute unite e compatte ad ogni avversità che nei secoli s’era presentata. Ma tutto questo arcaico passato poteva anche essere solo un vagheggiamento mitologico della popolazione locale.

Decidemmo perciò di non indugiare negli secoli passati e di concentrarci sugli ultimi anni. 

Entrambe le versioni combaciavano molto bene quando descrivevano gli anni meravigliosi del regno di Re Aganar il bello, padre di soli tre figli Delian, Miorin e Periol, il minore. Aveva regnato per oltre sessant’anni, aiutato dai suoi tre fratelli e due sorelle maggiori, oltre che da un fedele gruppo di consiglieri, sapienti, guerrieri, sacerdoti, e artisti del sotterfugio. Ebbe solo tre figli perché la moglie morì di parto, dando alla luce Periol, e il re non volle sposarsi con altre donne. I figli, ancora piccoli, erano stati affidati alle cure di Adana, la nutrice che aveva allattato i due maggiori e che si ritrovò nutrice, e quasi madre, del neonato principe Periol.

Sotto la guida benevola di Aganar il regno prosperava e il re invecchiava.  Mano a mano i suoi fratelli e sorelle, più anziani di lui, e così anche alcuni dei suoi consiglieri di gioventù, morirono, uno dopo l’altro, in pace.


Negli ultimi anni quindi il consiglio del Re Aganar s’era ristretto e lui già preparava il regno per una nuova generazione. Periol sarebbe stato re. Benché giovane sarebbe stato aiutato dai vari consiglieri anziani e alcuni giovani. In primis i suoi due fratelli, Delanian dei Meditor e Miorin dei Medito, poi il suo compagno e fidato consigliere Morazdin “il guercio”, generoso e coraggioso. Benché fosse di famiglia umilissima, era asceso al grado di generale comandante dell’esercito reale. Nel consiglio c’era ovviamente Gregor detto “il vecchio ceppo”, il più anziano e sapiente del consiglio di corte, amico di gioventù del re, così come Saamada Brudi, il saggio e benevolo sommo sacerdote del tempio del Divin Creante e Alto Custode del culto di Elmanel, il protettore del regno. E poi il re aveva fatto entrare nel consiglio, proprio in vista della successione, Aderlan Niatas e Gimilosan Colpasso, due giovani turbolenti guerrieri, già eccezionalmente forti, amici dei tre fratelli, prodi in battaglia e nelle osterie. E poi anche il giovane multi-sapiente Sifasal “occhio di vetro”, e il giovane e furbo Ami Zarn Effean che aveva sostituito nel consiglio l’anziano padre ereditando il titolo di Maestro del Sotterfugio Reale. 


Due anni e mezzo fa, nel periodo precedente la morte del re Aganar, s’era saputo che Gregor era partito per svolgere un lungo e difficile compito affidatogli dal Re. Qui le due testimonianze del vasaio e del capitano non coincidevano. Di preciso nessuno dei due sapeva cosa gli avesse ordinato il re, ma secondo il vasaio pareva che Gregor, il vecchio ceppo, si fosse opposto sostenendo che non era saggio ordinargli una lunga assenza in un momento delicato per la possibile necessità di guidare il giovane Periol in una possibile, per quanto indesiderata, prematura successione. Ma il re era stato irremovibile, sostenendo che non stava per morire, che gli ci sarebbero voluti ancora degli anni per tirare le cuoia, e che questa cosa appunto andava fatta ora che poteva contare ancora su qualche anno di vita. Secondo la versione di Aldawir invece era stato proprio Gregor a insistere per partire con continue richieste al re. Il re si era rifiutato ma il sapiente, non accettando il rifiuto del re che aveva vietato il viaggio appunto per i rischi di una imminente e possibile successione, era partito senza il suo consenso. In un caso o nell’altro, era certo che Gregor fosse partito.

Pochi mesi dopo la partenza di Gregor, in modo inaspettato e improvviso, era morto il generale Morazdin il guercio. Benché ormai anziano, era sembrato a tutti sano e pimpante, anche più di tanti giovinastri in giro. E infine, un paio di mesi dopo, anche il re si era ammalato ed era morto rapidamente, tra i pianti di tutto il regno. La morte del re risaliva a due anni fa.

Dopo la morte dell'anziano Re Aganar gli eventi precipitarono in una spirale di tragedia e violenza. Il giovane Periol, il più piccolo dei suoi tre figli, solo quattordicenne, scomparve pochi giorni prima dell’incoronazione che sarebbe dovuta avvenire al termine del periodo di quindici giorni di lutto per il re. Il consiglio del re (in quel momento composto da Delanian, Miorin, Aderlan, Gimilosan, Saamada, Ami Zarn, Sisafal) s’era dato un gran da fare per cercare in ogni dove il giovane erede al trono. Ma i giorni passarono senza notizie, poi settimane, infine mesi. Nel regno si respirava, per la prima volta dopo mille anni di concordia, un’aria sempre più cupa e tesa. C’erano alcuni consiglieri che sostenevano che finché non si fosse trovato il corpo non si poteva considerare Periol morto e che quindi per tenere l’ordine e il potere, bisognava ricorrere alla tradizione del reggente e seguire gli ordini del fratello maggiore del re, Delanian. Il comandante Gimlosan e Ami Zarn maestro dei sotterfugi s’erano schierati perciò con Delanian e avevano iniziato a guidare le fila della fazione delaniana. Altri invece sostenevano che ragionando in quel modo si sarebbe tradita la tradizione del figlio minore e che trascorso un anno si doveva considerare Periol morto e incoronare Miorin, il minore. Il comandante Aderlan e il giovane sapiente Sifasal, s’erano schierati con Miorin dando vita alla fazione dei mioriniani. Saamada Brudi, fortunatamente, era rimasto neutrale deprecando in ogni suo discorso il corso degli eventi che stavano dividendo il regno. 

Ma quelle due fazioni, nate inizialmente per scopi politici, divennero ben presto, militari. L’esercito fu diviso. Una parte maggiore seguì il comandante Gimlosan e il “reggente” Delanian, una parte minore seguì il comandante Aderlan e il “re” Miorin. La capitale del regno, Campomaggio, attraversata dal fiume Silente, fu occupata a Ovest da Delanian che mantenne il potere sul Castel Meditor, castello del re e della famiglia Meditor da più di mille anni, mentre Miorin prese base al maniero del Ponte Rosso, una fortezzina costruita in tempi recenti per scopi logistici. Ufficialmente entrambe le parti organizzavano ancora battute di ricerca e bande di perlustrazione del territorio. Ma le discussioni fra gli uomini e i capitani dei due schieramenti si trasformarono ben presto in litigi e i litigi in risse, le risse in combattimenti. La guerra civile, serpeggiando invisibile, nel giro di pochi mesi, aveva infettato il regno con l’orrore degli assassini, delle sparizioni, delle vendette, degli agguati. 

Ad aggiungere pena su pena, e orrore su orrore, ci avevano pensato le tenebre. Nella notte, pareva che abitassero creature indicibili, e dopo la nostra ricostruzione della storia era chiaro anche agli occhi di quei due prigionieri disgraziati. All’inizio, poco dopo la morte del re e nel periodo delle ricerche, si erano verificati sporadici eventi di inspiegabile violenza. Anzi, gli eventi avevano favorito il crescere della diffidenza verso l’incerto potere di Delanian e di Miorin, accentuando il desiderio di dare tutto il potere all’uno o all’altro accusando l’uno o l’altro di essere responsabile dei fatti più cruenti. Ma pian piano il succedersi di massacri di bestie e uomini aveva fatto emergere dalle profondità dell’anima del popolo un’indicibile paura verso cose impossibili, che mai erano entrato nel regno e che pure adesso sembravano imporre la loro famelica e vorace presenza. La marea di morte sembrava venire da nord, benché in ogni zona meno popolata del regno c’erano state testimonianze e fatti cruenti e sanguinolenti.    

Le ricerche di Periol diventavano sempre più difficili, intere pattuglie scomparivano per non fare più ritorno, tracce e impronte inspiegabili e mostruose apparivano, gente pietrificata, cadaveri squartati, ossa membra e frattaglie sparse in case di contadini che il giorno prima lavoravano nei campi. Perfino la temperatura, un tempo mite e tiepida, anche in inverno, era diventata via via più rigida. Pioveva sempre, e se non pioveva tirava un vento ostile e penetrante. Al termine del primo anno dalla scomparsa di Periol le ricerche erano ufficialmente terminate nella fazione di Miorin, che si era concentrata, in quanto costretta dall'inferiorità numerica, nel resistere sulle sue posizioni contro le bande armate di Delanian e contro l’insorgere degli orrori notturni. E i delaniani, dovette ammettere Aldawir, benché ufficialmente proseguissero nelle ricerche, non avevano più né il coraggio né gli uomini per addentrarsi sulle montagne o nei luoghi più lontani dai villaggi e dalla capitale.

All’inizio del secondo anno si verificò un violento litigio tra i due fratelli. Durante una riunione con lo scopo di trovare una soluzione essi avevano messo mano alle armi. Era stato l’atto che dava ufficialmente il via alla guerra civile che fino a quel momento si era aggirata come uno spettro ma non era mai stata dichiarata ufficialmente. Ben presto l'ostilità si è propagata dai soldati alla popolazione. Liti e assassinii fra i servitori e i villici più fedeli all’uno o all’altro. Impiccagioni sommarie dall’una e dall’altra parte, agguati tra i vicoli e nei mercati, aggressioni dei soldati contro la popolazione dei villaggi della fazione avversa. E un crescendo catastrofico di terrore notturno, con sempre più frequenti macelli e tormenti, urla disperate e lancinanti nella notte.  

Infine il racconto dei nostri due prigionieri si concentrò sugli ultimi tre mesi. Qualcuno diceva che era riapparso Gregor, che era tornato alla sua torre. C’era chi sosteneva che forse grazie a lui,  insieme al sommo sacerdote Saamada, si poteva ancora fare qualcosa per salvare il regno. C’erano altri che invece lo accusavano di essere in qualche modo responsabile. Anche perché il suo ritorno aveva stranamente coinciso con l’apparire del più orribile degli orrori di Ptesport. Il terrificante mostro alato, che era stato sentito frusciare nella notte, che veniva da Nord, da dove più o meno era situata la torre del sapiente, un orrore possente che piombava foriero di morte, che aveva distrutto intere mandrie, aveva abbattuto e incendiato villaggi, divelto con immensi artigli intere case di campagna, sbranato pattuglie...

Gli ultimissimi sforzi li facemmo per ottenere qualche informazione geografica sul regno. Aldawir ci consigliò di recarci all’emporio di Dudda, che sicuramente poteva venderci delle mappe del regno e delle pellicce, oltre che tante altre cianfrusaglie. Lui non aveva - e neppure il vasaio - una mappa ma, se proprio lo desideravamo, poteva provare a descriverci il regno.

Distrutti dal sonno e dalla faticosissima ricostruzione dei fatti, decidemmo di concederci un sano sonno ristoratore e rimandare ogni decisione al mattino seguente. Legammo i tre prigionieri con corde ben strette. Riportammo il vasaio in salotto per controllare tutti allo stesso tempo. Decidemmo dei turni di guardia e crollammo, esausti, sul pavimento del salotto, scaldati solo dal fuoco e dai pochi cenci che riuscimmo a trovare nella casa del vasaio.

Gruppo:

la mattina il gruppo discute anonimamente sul da farsi e si giunge ad una conclusione: schierarsi per uno dei due partiti non ha ancora senso, ma chiarire la causa di tutti i mali si! bisogna investigare la sparizione di Periol. i più intelligenti del gruppo (Rebecca Umba e Finn) iniziano a riflettere, e Rebecca pregare, per avere ispirazione... alla fine giungono alla conclusione a loro avviso più sensata: andare a cercare Gregor che sembra essere riapparso sulla sua torre.  (check intelligenza se la proposta é una cagata). per fare ciò é necessario procurarsi mappe e rifornimenti.

il gruppo si divide: Grualdo e Peloter rimangono alla casa del vasaio per controllare i prigionieri, lo Sparviero scorta Finn, Rebecca Umba e Bon per andare all' emporio di Dudda a fare rifornimenti di pelli cibo e specialmente mappe

Il prossimo episodio non è ancora concluso: Alla ricerca di Gregor

Info

2° episodio dell'avventura Gli orrori di Ptesport

Narratore: Luigi "Leather face" Pignalosa
Ambientazione: Primo step - Ambiente Easy Stato episodio: (concluso)
Portavoce: ()
Il prossimo episodio non è ancora concluso: Alla ricerca di Gregor

Mappe dei giocatori

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